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» Exhibitons Mostre Orvieto 2009
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Orvieto Fotografia 2009, the exhibitions in Orvieto, Italy, March 8th |
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LETIZIA BATTAGLIA
Letizia Battaglia, una vita contro la mafia.
Lei ama la vita, dice. E il cinema, la poesia, il cielo sopra Palermo. A pensarci bene lei ama tutto. No, non solo amare: “adoro“ dice lei. Che in italiano significa più di amare. Amore, adorazione, dedizione tutto in una parola. Non si può fare altro che guardarla stupiti, quando dice “adoro” questa 73enne dagli occhi caldi dentro le occhiaie, dalle gonne vivaci e con l’eterna sigaretta in mano: Letizia Battaglia.
Letizia Battaglia è diventata famosa con i morti, quelli che ha fotografato. Morti di mafia, appena assassinati sulle strade della Sicilia, nelle loro pozze di sangue o nelle guance perforate dai proiettili. A testa in giù, salme distese sui marciapiedi, si potrebbero scambiare per barboni caduti a terra ubriachi. Sulla schiena scoperta il tatuaggio di Cristo, vicino una macchia rossa.
Lì si vede il giudice Cesare Terranova ancora rannicchiato al posto di guida, la testa premuta contro il petto, la pancia chiazzata dai fori. Un giovane, avrà avuto 19, 20 anni, il viso d’angelo rivolto al cielo giace supino in mezzo alla piazza. I curiosi intorno fissano il corpo senza vita e ancora caldo, come predestinato. Il fato è in Sicilia l’unico vero Dio e la mafia, che fa i morti, da tempo è considerata come il volere di Dio.
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NANCY FINA
Nancy Fina, Fotografa di Moda e Pubblicità.
Una gioia di vivere profondamente Americana, un senso estetico tutto Italiano; una sensibilità unicamente femminile; un'armonia di luce e colore. Con questi ingredienti Nancy crea un potente, inconfondibile impatto visivo.
Questa è la storia di una ragazza, nata a Washington D.C. ma cresciuta sia in Virginia che in giro per l’Europa che, poco più che ventenne, approda a Milano, dove il padre, diplomatico, si trova per lavoro.
Ma è grazie a sua madre, che conosce molto bene la sua personalità, se Nancy diventa una fotografa di moda e pubblicità. E’ stata lei, dopo una prima laurea in scienze politiche ed una seconda in arte e fotografia, a ‘spingerla’ verso la professione indipendente. Con vero spirito americano senza conoscere nessuno, si è ‘inventata’ un lavoro cominciando a fare i test fotografici alle modelle. Ha ottenuto i suoi primi lavori conoscendo un simpatico direttore creativo, mentre faceva l’autostop, e grazie alla sua amica del cuore, Jacqueline, che credendo in lei ha portato il suo portfolio a varie testate di moda.
Ama tantissimo il suo lavoro e lo affronta con passione, ama risolvere problemi, conoscere nuove persone, lavorare con un bravo team a creare nuove immagini. Trova intrigante la psicologia della pubblicità, la sfida è quella di far guardare le sue foto.
La sua naturale tendenza la porta sempre verso il colore, la componente dell’immagine che la attira di più. Le piace raccontare una storia, usare l'umor, le situazioni divertenti, ama la donna spiritosa. Tutti componenti necessari per combattere il grigiore di Milano. Lavora a Milano e in giro per il mondo, creando immagini glamour, campagne pubblicitarie internazionali, cataloghi, beauty e redazionali.
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PASCAL BEATENS
Dopo studi classici e un'educazione artistica, Pascal Baetens (Leuven, Belgio, 1963) ha scelto di sviluppare la sua cretività artistica, diventando un fotografo. Nella sua carriera ha realizzato ritratti, fotografie di moda e di viaggio per l'editoria, il settore commerciale e clienti privati. La sua collezione di delicati nudi in bianco e nero lo ha portato a realizzare gli art book The fragile touch, Allegro sensibile (The art of nude photography, nell'edizione per gli Stati Uniti), Heavenly Girls (Heavenly Beauties, nell'edizione per gli Stati Uniti), A Pocketful of nudes e il manuale Nude photography, the art and the craft, vincitore del premio “Orvieto Art Book” nel 2008.
Baetens ha intervistato fotografi come Avedon, Bitesnich, Dunas, Lindbergh, Maroon e Witkin ed è stato curatore di diverse mostre. Le sue opere sono apparse su alcuni dei principali libri guida sulla fotografia moderna e in numerose riviste, tra cui Elle, FHM e Men's Health. Nel 2008 ha ricevuto il titolo di “Master Qualified European Photographer” dalla FEP (Federazione Europea dei Fotografi Professionisti).
Mentre il “Salve Mater”, il vecchio ospedale psichiatrico femminile a Lovenjoel vicino a Bruxelles, aspetta di essere trasformato in un villaggio residenziale di lusso, l'edificio centrale, l'ex monastero delle “Sorelle delle Carità”, è diventato temporaneamente lo studio di Pascal Baetens. Dal 2003 in questa sede Baetens ha dato vita non solo alle sue opere commerciali e ai suoi laboratori fotografici ma anche a un numero considerevole di servizi fotografici basati sulla storia e sulle vibrazioni di questo luogo, i cosidetti servizi “Salve Mater”.
In questa mostra troverete una selezione di stampe a colori e in bianco e nero realizzate nell'arco di 10 anni di lavoro. Tutte le immagini sono state stampate con inchiostro (archival inks) su carta ruvida per applicazioni artistiche, opacizzata e incorniciata con materiali privi di acidi.
Per avere una panoramica più vasta delle collezioni individuali, consultate i libri e i portfolio qui indicati.
www.pascalbaetens.com
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ALFONSO LORENZETTO
"INTERVISTE - INTERVIEWS"
Già nel nome Pfactor sono presenti mission e vision d'impresa.
Il fattore P lega in un continuum il Progetto al Prodotto, il Prototipo alla Pre-serie, il Pensiero al Processo Produttivo ,la Posizione al Pubblico di riferimento.
Così come il nome di questa pubblicazione, INTER-VISTE, nasce dall'unione di due termini: "inter" e "viste". "Inter" significa "fra" ed indica una relazione dinamica fra le cose, un metodo di lavoro, l'apporto nuovo che deriva dal confronto. "Viste" intese come esperienze singole ed individuali, le diverse visioni del mondo, i punti di vista che dialogano fra loro, ciascuno con le proprie peculiarità e le proprie differenze.
Grazie all'aiuto di tanti amici e collaboratori, mettendo insieme più punti di osservazione, in queste pagine abbiamo cercato di ragionare a tutto tondo sul tema del design come strumento che fa vedere cose nuove.
Un modo non scontato per interpretare la realtà attraverso gli oggetti.
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Mostre "In bilico" |
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Mostra di fotografia e videoart a cura di Augusto Pieroni e Sirio Tommasoli
In bilico in realtà, e in breve, è uno stato nel quale molta parte delle persone si trova, e in questo scorcio di secolo, e in generale nell’uno o nell’altro momento della propria vita. Questa oscillazione fra centratura e squilibrio, fra identità ed eterodirezione del vivere, definisce un po’ il modo di trattare il proprio soggetto da parte delle autrici qui raccolte. Forse con una sola eccezione, infatti, le donne dietro l’obiettivo e quelle davanti ad esso – spesso le stesse – spartiscono un’urgenza e un tema comune: contrastare, col mezzo della fotografia, le slabbrature, i bordi offuscati e le inadeguatezze dell’identità.
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ALESSANDRA SALARDI
"Ombre"
Nelle impressioni dirette di Alessandra Salardi troviamo davvero la fortissima tematizzazione, e l’autodrammatizzazione, dell’autrice alle prese col proprio mezzo e col proprio linguaggio. Che la foto garantisca la presenza identitaria del corpo è un fatto inoppugnabile, ma è anche fenomeno in stato di perenne riaffermazione e riscoperta. Nei grandi fotogrammi della serie “Ombre” il corpo dell’autrice, nel suo mutare atteggiamento, postura, emozioni, è impresso e insieme mangiato dalla luce. Il suo apparire al negativo, quasi sopraffatto dalla stessa luce che lo delinea, insomma, è in equilibrio fluido rispetto al suo raffermare in positivo l’esserci e il senso dell’autrice e come soggetto, e come tema.
Alessandra Salardi, diplomata in fotografia all’Accademia Cignaroli di Verona, dal 1985 si dedica alla fotografia di reportage, con una particolare attenzione all’ambiente rurale, agli eventi e ai costumi del territorio, pubblicando libri fotografici.
Contemporaneamente sviluppa una sua personale riflessione su una nozione di corpo inteso come “traccia dell’esistere, impronta dell’esserci”. La serie “Filippo con mamma” del 1992, dedicata alla maternità, fa parte del Fondo Lanfranco Colombo.
Tra le mostre più recenti: “Oltre l’Argento”, Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, Verona, -“Photobiennale”, Mosca - “Love - Frammenti visivi di un discorso amoroso ”, Gallerie Civiche d’Arte Contemporanea, Pavullo nel Frignano (MO)
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ANGELINA CHAVEZ
L’autoritratto e la lunga esposizione sono la strategia con la quale Angelina Chavez affronta il proprio quotidiano. Un teatro domestico che propone gli ostacoli (“Obstacles” è il titolo della serie) in cui l’Io si imbatte. Un lavoro performativo e analogico nel quale l’autrice è coinvolta dalla concezione alla postproduzione in un unico ininterrotto fluire creativo. Il risultato, intenso benché completamente privo di barocchismi emotivi, non ha perciò nulla di angosciante, ma propone quel senso dialettico di familiarità e di straniamento che è proprio al concetto freudiano di perturbante. Un porsi in bilico tra identità e immagini di sé insieme inscritte nel luogo della vita e da esso contraddette.
Angelina Chavez è nata in Germania il 28/08/1978, vive e lavora a Roma.
Si trasferisce in Italia nel 2004; nel 2007 consegue il master triennale presso la Scuola Romana di Fotografia. Ha lavorato come assistente per autori come Massimo Siragusa (Contrasto) e Massimo Mastrorillo (Grazia Neri). Collabora con la Fine Art Wedding di Luca Cappellaro ed Antonella D’Onorio de Meo. Fa parte dell’agenzia SIE Photo (Roma) e sue foto sono nelle banche immagini Corbis, Sime e Masterfile. Nel 2008: 4 Bronze Awards - Orvieto Fotografia; 2 menzioni d’onore - Premio TAU Visual; 6 menzioni d’onore – IPA.
Tra le mostre più recenti: “Family Portrait/ Obstacles” personale per il Festival Fotografia Roma - 13° Rassegna d’arte contemporanea Saturarte, Genova - “Obbiettivo Donna 2009” personale presso Officine Fotografiche, Roma
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ANNALISA CEOLIN
"Quasi crudele"
La sdefinizione cui accennano le figure di Annalisa Ceolin sembra piuttosto spazio-temporale: di fronte alla fotocamera le sue donne sono atemporali, anonime pur se surcodificate. Con l’incisività del colore, l’esattezza del framing, l’espressione vivace o serena dei volti, esse entrano ed escono da un impianto metalinguistico che ricomprende il materiale fotografico nel soggettario dell’opera. Le immagini della Ceolin suggeriscono, e però anche sviano, così, l’impressione di appartenere a uno ieri remotissimo, quasi sottratte al museo, mentre la loro iperdefinizione continuamente ammicca a ciò che è “appena stato”.
Annalisa Ceolin è nata a Venezia, dove risiede, ed è laureata in Sociologia.
Dagli anni Ottanta ha sviluppato, nelle sue fotografie in bianco e nero e a colori, una ricerca introspettiva realizzando opere simboliche e metaforiche, oltre che reportage. Allieva di Roberto Salbitani e Mimmo Jodice, ha insegnato fotografia nelle scuole superiori e collabora con riviste ed editori italiani e con il Comune di Venezia. Sue immagini sono conservate presso importanti archivi e fondazioni italiane, oltre che nell’archivio del Circolo Fotografico La Gondola presso Palazzo Fortuny. Ha realizzato mostre personali e partecipato a numerose rassegne in Italia e all’estero.
Tra le mostre più recenti: “Prima Mostra Mondiale di Fotografia”, Pechino - “Scambio” Mohrvilla, Monaco di Baviera - “Marghera Fotografia” 10° PhotoFestival, Venezia - “Fuori Dove - Il disagio mentale a 30 anni dalla legge Basaglia”, Milano
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DANIELA PEREGO
I tre video di Daniela Perego vivono di presenze al limite dell’assenza, di luci che sottraggono anziché aggiungere dettagli alla scena, di corpi che svaniscono senza consunzione. Forse perché la materia, in queste opere, è fluida e galleggia provocando la linea d’orizzonte delle nostre certezze, a volte passa oltre e ha improvvisi ritorni o scompare. I nomi dei tre video anticipano i frammenti di un percorso sospeso: Inizio, Non voglio, Nebbia, lasciano indefinita l’azione, quasi a indicare che la macchina da presa, rigorosamente immobile, ha avviato una registrazione che non può che rimanere aperta. E non per l’attesa di un appuntamento successivo, ma per cercare e trovare fuggevoli attimi di quiete negli occhi altrui.
Daniela Perego, di origine fiorentina, inizia la sua carriera come artista nel 1994 partecipando a numerose collettive e nel ’96 presenta la sua prima personale a Roma.
Ha esposto in gallerie private, spazi pubblici e musei, partecipato a festival e biennali in italia e all’estero. Il suo mezzo espressivo sono la fotografia, il video e le video installazioni. Dal 2006 tiene il corso di progettazione multimediale all’Accademia di belle arti di Frosinone.
Tra le mostre più recenti: “Landsacape”, Nt Art Gallery, Bologna - “Por el medio de la calle”, Instituto Italiano de Cultura en Venezuela, Caracas - “Dreams and nightmare” 60° Festival di Locarno sezione Play Forward, Locarno - “Attori spettatori” Festa del cinema di Roma, Auditorium, Roma - III International Biennial of Contemporary Art “Aluminium”, Shirvanshah Palace Baku, Azerbaijan - “Versus XIV” VELAN centro d’arte contemporanea, Torino, Italy - “Les instants video” Adada Artistes Dionysiens Associates. Saint Denis, France - “group show”, Galerie Sponte, Paris, France.
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MARTA SARLO
Nell’arco creativo contemporaneo deve essere ricompreso anche il reportage come modalità testimoniale del volere d’autore. Attraverso lo sguardo fotografico di Marta Sarlo siamo portati nell’incredibile vicenda esistenziale di “Angela” una ex-nuotatrice che ha abbandonato l’attività agonistica perché colpita da un’obesità fisiologica che nulla ha a che vedere con lo stile di vita o la bulimia. Il suo stato di instabile equilibrio oscilla tra un senso interiore di normalità e il suo impossibile riconoscimento da parte del mondo esterno. La stessa fotografia oscilla tra fedele descrizione e caratterizzazione, tra obiettività cronistica e sottolineatura del particolare ai limiti del filmico o del letterario.
Marta Sarlo nasce a Trani (Ba) l’11/01/1983.
Nel 2007 conclude il master triennale presso la Scuola Romana di Fotografia. Tra il 2006 e il 2007 svolge un reportage all’interno dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa che le farà vincere nel 2007 una menzione speciale al concorso fotografico “attenzione talento fotografico FNAC”. Nel 2007 entra a far parte dell’agenzia Contrasto e collabora con riviste italiane quali IL 24, Panorama, Io Donna, L’Espresso, l’Internazionale, Gioia ecc. Dal 2008 è parte di Ref lexions-Masterclass, tenuto da Giorgia Fiorio e Gabriel Bauret.
Tra le mostre più recenti: “Quotidianamente Fotografi” collettiva a cura di Maria Evangelisti. Galleria Santa Cecilia, Roma. “Angela” vince il Premio Canon Giovani Fotografi.
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PATRICIA DUBIEN
"Tu vas où"
Tu vas où? è la metafora del viaggio che ciascuno di noi compie nella vita, che è il continuo ripetersi di viaggi senza approdi definitivi. O un viaggio unico, di percorsi diversi verso un’unica meta, che si rinnova e si nega senza soluzione di continuità. La fisicità della macchina da presa, collocata sui quattro mezzi di trasporto oggi più consueti, qui è spinta all’estremo del suo essere protesi del nostro vedere, fino allo stravedere di un occhio che si sovrappone all’altro dilatando il margine d’errore, fisiologico per naturale imperfezione, in azione visionaria, in scrittura poetica.
Patricia Dubien vive e lavora in Francia a Saint-Etienne.
Dopo gli studi compiuti all’Istituto di Belle Arti, dal 1992 si dedica alla ricerca artistica esponendo in numerose gallerie e partecipando a manifestazioni in Francia e all’estero. Le elaborazioni personalissime che caratterizzano il suo lavoro spaziano dalla pittura alla fotografia e alla videoart.
Tra le mostre più recenti: “Accrochage autour de Ghislaine Vappereau”, Galleria Jacques Lévy, Parigi - “L’œil écoute, gran lux”, Saint-Etienne - “St’Art, Foire Européenne d’Art Contemporain”, Strasbourg - “Exposition collective d’été”, galerie Jacques Lévy, Paris - galerie Elsa Lorente,Vienne.
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